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Vaticano: "Le benedizioni alle coppie gay e irregolari devono essere semplici e brevi"

La Santa Sede presenta un esempio pratico di una breve benedizione della durata di 10-15 secondi,
sottolineando l'importanza che questa si differenzi in modo chiaro dalle benedizioni liturgiche e ritualizzate.

La Suprema Pontificia, tramite il Dicastero inerente alla Dottrina della Fede, ha recentemente disseminato nelle sfere ufficiali un comunicato di enunciazione che traccia con meticolosa precisione i contorni delle “benedizioni pastorali” destinate a coniugi omosessuali o giudicate irregolari, come conseguenza dell’introduzione della dichiarazione “Fiducia supplicans”. Questo pronunciamento ambisce a conferire limpidezza e indirizzo riguardo a come tali benedizioni debbano essere concepite e celebrate all’interno del complesso contesto ecclesiastico.

Vaticano: benedizioni coppie gay 

Una delle direttive basilari stabilite veicola l’importanza della concisione di tali benedizioni, vincolate a una durata comprimibile tra i recessi temporali dei 10 e 15 secondi. Questa specificità temporale viene sottolineata con l’intento di accentuare il distacco inequivocabile tra queste brevi benedizioni e le cerimonie molto più complesse, intrise di liturgia e ritualità.

Il comunicato afferma con fermezza la stabilità della dottrina cattolica in merito al matrimonio, ma nel contempo conferisce ai presuli il potere di discernere e adattare l’applicazione di tali benedizioni in relazione alle sfumature culturali e sociali dei contesti locali. L’emissione di questa dichiarazione è una replica categorica alle numerose obiezioni e resistenze provenienti dalle diverse conferenze episcopali mondiali, denotando così un intento della Chiesa di trattare in modo ponderato le varie prospettive presenti all’interno della vasta comunità ecclesiale globale.

Vaticano: benedizioni coppie gay

 

Il comunicato riconosce e sottolinea l’urgenza di un prolungato periodo di riflessione pastorale, evidenziando che le benedizioni pastorali non devono mai confondersi con i riti liturgici più formali. Tale distinzione è mirata a prevenire eventuali malintesi riguardanti le intenzioni della Chiesa e a consolidare il suo impegno nella promozione di valori emanati dalla dottrina.

L’articolo affronta inoltre la delicatezza delle situazioni in cui la legislazione locale condanna l’omosessualità, sottolineando la necessità di circospezione nelle benedizioni in contesti di questo genere. Inoltre, viene posta una marcata enfasi sulla netta distinzione tra benedizioni liturgiche o ritualizzate e quelle spontanee o pastorali, chiarificando che queste ultime non costituiscono una consacrazione o una giustificazione delle azioni delle persone coinvolte, ma piuttosto un sostegno spirituale.

A titolo esemplificativo, il comunicato fornisce un esempio concreto di una benedizione breve, con una durata di 10-15 secondi, pronunciata dal sacerdote. Questa preghiera invoca salute, lavoro, pace e reciproco aiuto per le persone coinvolte, concludendo con il segno della croce su ciascuna di esse. Importante sottolineare che questa benedizione non dovrebbe mai avvenire in concomitanza con riti civili di unione e neanche in luoghi significativi all’interno dell’edificio sacro, al fine di evitare possibili malintesi e confusione.

La dichiarazione culmina con un appello a sostenere la fede delle persone coinvolte, a mitigare le loro debolezze attraverso la benedizione divina e a offrire un canale alla trascendenza che potrebbe orientarle verso una maggiore fedeltà al Vangelo, enfatizzando così il ruolo cardine della Chiesa nella guida spirituale e nel sostegno pastorale delle sue comunità.

fonte: TGcom24

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